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Opus – Venera la tua stella: John Malkovich è una popstar… da paura

Opus – Venera la tua stella: John Malkovich è una popstar… da paura

Immaginate di essere un giovane giornalista, e che in redazione arrivi l’invito per una presentazione esclusiva: il nuovo album di Peter Gabriel, dopo anni di assenza, verrà fatto ascoltare, e raccontare da lui in persona, a un gruppo ristrettissimo di fortunati addetti ai lavori. E che in quel gruppo, insieme al direttore del vostro giornale, ci siete proprio voi. Da non crederci. E infatti la storia di Opus – Venera la tua stella, bizzarro thriller horror di Mark Anthony Green con John Malkovich, in uscita al cinema il 27 marzo, prenderà sviluppi inaspettati. Ovviamente Peter Gabriel non c’entra niente: abbiamo fatto il suo nome solo per evocare una rockstar che, ultimamente, ha fatto attendere molto i suoi lavori. E, si sa, è l’attesa a creare l’evento. Al centro di questa storia c’è il fantomatico e immaginario Alfred Moretti. Tutto gira intorno a lui, in questo film, che incuriosisce già dal poster, con le foto dei protagonisti trattate in modo tale da far pensare a un film d’animazione, a una favola. Ma Opus è proprio il suo contrario.

Alfred Moretti (John Malkovich) è una leggenda. Le sue canzoni hanno ispirato generazioni, la sua musica è un fenomeno globale e la sua vita – sospesa tra realtà, mito e gossip – incuriosisce e anima appassionati in ogni angolo del mondo, soprattutto da quando si è ritirato dalle scene. Ora, dopo oltre 20 anni di silenzio, Moretti annuncia che uscirà un suo nuovo album. Per promuoverlo, invita in un ranch isolato un gruppo selezionatissimo di giornalisti, critici ed esperti di musica. Per Ariel, giovane redattrice di belle speranze, è l’occasione che stava aspettando da sempre. Ma nella vita, come nell’arte, nulla è mai come sembra e sarà presto chiaro a tutti gli invitati che non c’è culto più pericoloso di quello della celebrità.

È la nuova tendenza del cinema – e della serialità thriller horror. Prendere il punto di vista di una giovane donna, più o meno risolta, invitarla in modo sorprendente in un posto molto lontano, esclusivo, elegante, non scontato. Che può essere una base al Circolo Polare Artico, un’isola esotica, o un ranch / resort nel deserto. A fare gli onori di casa ci sarà sempre un personaggio tanto ricco quanto eccentrico, e anche inquietante. E, c’è da scommetterci, in quel luogo chiuso e isolato cominceranno a morire ad uno ad uno, secondo la proverbiale lezione dei gialli di Agatha Christie. Sì, quella di Opus – Venera la tua stella è la stessa storia di A Murder At The End Of The World, serie Disney+, e di Blink Twice, horror uscito al cinema la scorsa estate, che è anche l’opera prima di Zoe Kravitz. Sono tre opere diverse tra loro che hanno qualcosa in comune. Opus è meno ipnotico di A Murder At The End Of The World, ma più risolto e riuscito di Blink Twice.

Un po’ per i rimandi a quelle opere, ma molto di più per le sue qualità, Opus – Venera la tua stella, è un film che incuriosisce. L’Alfred Moretti di John Malkovich non somiglia a nessuna rockstar esistente. E questo rende onore sia al regista che a Malkovich, attore unico, che abbiamo visto l’ultima volta nientepopodimeno che nei panni di un Papa in The New Pope di Paolo Sorrentino. E non è un caso. Il suo Moretti è regale, altezzoso, vanesio e vanaglorioso. Vestito di velluto e lustrini, fuori da ogni moda, ama ammaliare l’uditorio con aneddoti che divertono solo lui, stupirli a tavola facendo condividere prima un’unica pagnotta di pane, e poi portando portate diverse ad ogni commensale. Continuando a osservarlo, capiamo che Moretti ha anche dato vita a una religione, o una setta. Chiamatela come volete. Ma, come sapete, in questi casi non esce mai nulla di buono.

Che cos’è allora Opus – Venera la tua stella? Da un lato è una satira sottile sullo star system e il delirio di onnipotenza e intoccabilità che prende chi ha successo e ha l’approvazione di tutti, chi, per status acquisito, non ha ormai più nessuno che possa dir loro di no, che possa riportarli sulla Terra, sulla realtà. Di sette e religioni (qualcuno ha detto Scientology?) le star di Hollywood in fondo ne sanno un bel po’. Ma, a un altro livello, visti gli sviluppi che non vogliamo svelarvi, Opus è anche una critica ai potenti della Terra, ai grandi della politica, scelti per la loro preparazione e la loro influenza, e che a quanto pare hanno fallito. Il governo del mondo dovrebbe essere allora dei creativi? In ogni caso, attenti a una cosa: attenti a scrivere recensioni negative. Qualcuno potrebbe ricordarsene, anche a distanza di anni…

Il piano della satira sociale, politica e di costume in Opus, funziona fino a un certo punto. Ci pare accennato, non sviluppato appieno. Anche se il film un senso ce l’ha, e, se volete, potete cercarlo. Si può anche però godere di Opus al di là del suo messaggio, come pura macchina di suspense e di spettacolo. E in questo senso funziona, più nella prima parte che nella seconda, dove forse svela l’arcano un po’ troppo presto. Ha un’atmosfera particolare, ha ottimi attori (accanto a Malkovich ci sono Ayo Edebiri, vista nella serie The Bear, e Juliette Lewis) e un ritmo che funziona. A proposito di ritmo: i testi delle canzoni di Moretti sono tradotte, per i sottotitoli italiani, da Frankie hi-nrg mc, capostipite del rap italiano. E le musiche sono quelle di Nile Rodgers & The-Dream: un artista che non ha bisogno di presentazioni. E che qui costruisce un mondo sonoro credibile per una rockstar come Moretti. Come spesso accade con Nile Rodgers è musica da un altro pianeta.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

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