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	<title>Jamie Lee Curtis Archives - Magazine Webtic</title>
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		<title>Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo: Jamie Lee Curtis e Lindsay Lohan scambiano ancora le loro vite, ma…</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ermisino Maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Aug 2025 16:15:10 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“If I were in your shoes” è un’espressione inglese che, letteralmente, significa “se io fossi nelle tue scarpe”. Qui da noi si potrebbe tradurre in “se fossi al posto tuo”. Alle protagoniste di <strong>Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo</strong>, il sequel del classico Disney interpretato da Jamie Lee Curtis e Lindsay Lohan, dal 6 agosto al cinema, succede più o meno questo: finiscono però non nelle scarpe l’una dell’altra, ma nel corpo l’una dell’altra. Anzi, le une delle altre: perché se nel primo film, che ha più di 20 anni, Jamie Lee Curtis e Lindsay Lohan, madre e figlia, si scambiavano i ruoli, qui sono ben 4 personaggi a finire l’uno nel corpo dell’altro. Con risultati stordenti ed esilaranti.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono passati 22 anni da quando Anna (Lindsay Lohan) e Tess (Jamie Lee Curtis) vissero una crisi di identità extracorporea e si scambiarono i corpi per una giornata ricca di eventi. Ora, Tess Coleman è una psicologa di successo che si prepara a intraprendere il primo tour promozionale per il suo libro. Come moglie di Ryan (Mark Harmon), madre di Anna e nonna di Harper, è profondamente devota e sempre presente nella vita di tutti, ma di tanto in tanto tende a oltrepassare i limiti.  Anna, nel frattempo, è impegnata a destreggiarsi tra un lavoro stressante come manager di una popstar e il ruolo di madre single dell’adolescente Harper (Julia Butters), una quindicenne appassionata di surf che ha difficoltà a relazionarsi con sua madre. Quando Anna incontra Eric Reyes (Manny Jacinto), un genitore single e chef di successo con un ristorante tutto suo, è amore a prima vista. Ma Eric ha una figlia, Lily (Sophia Hammons), una quindicenne trasferitasi dall’Inghilterra che sogna di tornare a Londra per studiare moda ed è fermamente contraria alla nascente relazione tra suo padre e Anna.</p>
<p style="text-align: justify;">Il gioco è divertente e intrigante, e anche un po’ complicato. Tess e Anna, dopo un incantesimo di Madame Jen, cartomante o sensitiva che dir si voglia, le catapulta in un nuovo viaggio di scambio di corpi. Ma stavolta è diverso Tess si scambia di posto con Lily, e Anna si scambia di posto con Harper. Anna si trova intrappolata nel corpo della figlia adolescente, e la giovane si trova nel corpo e nella vita della madre quarantenne. Ma è ancora più assurdo quello che succede a Tess. La matura psicologa si ritrova nel corpo giovane di Lily, e la snob londinese, esterrefatta, in quello della settantenne nonna.</p>
<p style="text-align: justify;">Per un bel po’ si fa davvero fatica a capire chi è chi, visto che lo scambio è doppio. I risultati sono ovviamente esilaranti. Su tutte, Jamie Lee Curtis è spassosa nel ruolo di un’adolescente snob inglese: la sua mimica facciale e i movimenti del suo corpo sono un film nel film. La figlia di Tony Curtis è qualcuno che ha fatto la storia del cinema: Halloween, The Fog, Una poltrona per due, Un pesce di nome Wanda, Blue Steel, True Lies, solo per citare alcuni titoli. È naturale che, inserita in un film di questo tipo, sia diverse spanne sopra gli altri. E in questi anni sta davvero vivendo una terza giovinezza, come dimostra l’Oscar per Everything Everywhere All at Once. Una seconda giovinezza, probabilmente, la sta vivendo Lindsay Lohan. Enfant prodige dei film Disney, da Genitori in trappola a Mean Girls, è stata vicina ad essere una stella del cinema ma è implosa in modo piuttosto doloroso. Ora sembra essersi rimessa in carreggiata. E, dopo alcuni film per Netflix, ecco questa grande produzione destinata al cinema. Forse non ha più quella grazie e quella sensualità fresca che aveva agli inizi, ma è una presenza gradevole. E il suo personaggio funziona. Come funzionano i due personaggi più giovani, soprattutto la Harper di Julia Butters, volto fresco e interessante.</p>
<p style="text-align: justify;">A proposito di produzioni, pare che di commedie per il cinema ormai in America se ne facciano pochissime. E si pensi che sia un genere desinato per lo più alle piattaforme. Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo è una commedia che in sala funziona benissimo. Perché è scritta davvero bene, si ride molto, e farlo in compagnia, si sa, è ancora più liberatorio. È ovviamente un film che ha anche un messaggio. Ci dice che, se vogliamo avvicinarci all’altro, a qualcuno con cui abbiamo dei contrasti, dobbiamo metterci nei suoi panni, vivere la sua vita, vedere le cose come le vede lui. O, in questo caso, lei.</p>
<p style="text-align: justify;">Il film ci piace perché ha quel piglio rock, legato al personaggio di Anna: è stata in un gruppo rock e oggi è una manager, anche se vorrebbe tornare a scrivere canzoni. Così, all’inizio del film, ascoltiamo Rebel Rebel (ma non nella versione di David Bowie), prima di viaggiare nello storico edificio della Capitol Records a Los Angeles. A proposito di canzoni, c’è anche una spassosa citazione di Dirty Dancing con I’ve Had The Time Of My Life. Ricordate cosa diceva quel film? Nessuno mette Baby in un angolo. E, credeteci, nessuno metterà in un angolo anche Tess, Anna, Harper e Lily.</p>
<p><em><strong>di Maurizio Ermisino</strong></em></p>
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		<title>La casa dei fantasmi: l&#8217;ennesima attrazione Disney che diventa cinema&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ermisino Maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Aug 2023 07:26:33 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">A dieci anni, in quinta elementare, la mia classe era andata in gita scolastica a Gardaland. Ricordo che una delle cose che ci era piaciuta di più era la Casa di Dracula, riedizione del famoso classico dei parchi divertimenti, cioè il tunnel dell’orrore. Quella casa faceva paura, sì, ma era una paura divertente. <strong>La casa dei fantasmi</strong>, il nuovo film <strong>Disney</strong>, al cinema dal <strong>23 agosto</strong>, è tratto da un’attrazione di Disneyworld. Ed è proprio questo: la paura, l’orrore, declinato in forma da parco divertimenti. È la paura declinata per i bambini, quei piccoli brividi alla fine rassicuranti. <em>La casa dei fantasmi</em> è la storia di una donna e di suo figlio che si rivolgono a un variegato gruppo di cosiddetti esperti spirituali per aiutarli a liberare la loro casa da intrusi soprannaturali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La casa dei fantasmi</strong> è l’ennesima attrazione di Disneyworld che diventa un film. Andò molto bene, anche oltre le attese, ormai una ventina d’anni fa con <em>I Pirati dei Caraibi, e La maledizione della prima luna</em>, primo film di una fortunata saga. Andò bene anche grazie alla personalità di Johhny Depp e alla sua idea di riprendere, per il suo personaggio di Jack Sparrow, alcuni tratti di Keith Richards. E grazie a un regista come Gore Verbinski: insieme i due sono riusciti a dare un’anima a un’attrazione da parco divertimenti che, come tale, non ne ha ed è tipicamente meccanica. Due anni fa con <em>Jungle Cruise</em>, altra attrazione, a sua volta debitrice del cinema di <em>Indiana Jones</em>, e The Rock ed Emily Blunt protagonisti, è andata meno bene. Era un film che puntava soprattutto sulla continua sorpresa, e meno sulla storia. Ora la formula viene ripresa per <em>La casa dei fantasmi</em>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-wp-editing="1"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-202908 size-full alignleft" src="https://i0.wp.com/magazine.webtic.it/wp-content/uploads/2023/08/locandina_CASA_DEI_FANTASMI.jpg?resize=210%2C300&#038;ssl=1" alt="" width="210" height="300" data-recalc-dims="1" />È un ennesimo film da parco divertimenti? Sì e no. È un film che ha sicuramente delle cose buone. Prima di tutto ha un protagonista interessante. Ben (<strong>LaKeith Stanfield</strong>) una donna e di suo figlio che si rivolgono a un variegato gruppo di cosiddetti esperti spirituali per aiutarli a liberare la loro casa da intrusi soprannaturali, è un uomo con un lutto alle spalle e dei sogni spezzati. Anche se poi la recitazione richiesta per il tipo di film, che è piuttosto sopra le righe, fa in qualche modo evaporare il carattere drammatico del protagonista. Che però, in qualche modo, si riscatta, diventando una sorta di padre putativo del bambino al centro della storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bambino che è il figlio dell’altra protagonista, Gabbie, interpretata da <strong>Rosario Dawson</strong>. Sì, la donna più sexy del mondo ormai nei film fa la mamma. E non serve dire altro per dire che ormai siamo invecchiati. Lei no, ovviamente. E la cosa buona di questo scorrere del tempo è che il mainstream l’ha scoperta el’ha fatta diventare la protagonista di serie tv importanti come <em>The Mandalorian</em> e la recente <em>Ahsoka,</em> e di film come questo. In cui Rosario Dawson è molto espressiva, divertente e divertita. Quella recitazione sopra le righe, da parte sua, diventa una prova per la mobilità del suo viso, che si concretizza in una serie di smorfie irresistibili.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La casa dei fantasmi</strong>, dicevamo all’inizio, è la paura fatta per i bambini. Non troppo piccoli, certo, intorno ai 10 anni. Ed è dunque quello che si definisce un film per famiglie. Ad un pubblico più adulto un film così può interessare? Difficile. La casa dei fantasmi rimane un po’ sospeso tra <em>La Famiglia Addams</em> e <em>Ghostbusters</em>, senza avere la forte carica iconica né lo humour né la magia di quei film. Certo, le prova tutte, sfoderando un po’ tutti i topoi narrativi della casa infestata: ectoplasmi trasparenti, streghe, corvi, vecchi libri, cigolii e sfere di cristallo. C’è qualche buona trovata, ma il risultato è piuttosto meccanico, ripetitivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre ai già citati LaKeith Stanfield e Rosario Dawson, <em>La casa dei fantasmi</em> ha degli ottimi attori. A partire da <strong>Owen Wilson</strong>, prete esorcista vestito come un bluesman, un personaggio bizzarro e divertente, per arrivare a <strong>Danny De Vito</strong>, vecchio professore un po’ fuori di testa, a <strong>Jamie Lee Curtis</strong> e un irriconoscibile <strong>Jared Leto</strong>. Fino a un sorprendente cameo di<strong> Winona Ryder</strong>, verso la fine del film, che è la guida di un’altra casa infestata diventata museo, e che mette in scena un repertorio di espressioni curiose da antologia. Anche lei è stata una delle donne più belle del mondo, forse lo è ancora. Ecco, i motivi per far piacere <em>La casa dei fantasmi</em> anche a un pubblico adulto probabilmente stanno qui.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Maurizio Ermisino</strong></p>
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		<title>Academy Awards 2023: Michelle Yeoh, Jamie Lee Curtis, Ke Huy Quan e Brendan Fraser, volti da Oscar</title>
		<link>https://magazine.webtic.it/2023/03/13/academy-awards-2023-michelle-yeoh-jamie-lee-curtis-ke-huy-quan-e-brendan-fraser-volti-da-oscar/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ermisino Maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Mar 2023 17:04:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Gli Academy Awards, per tutti noti come i premi Oscar, del 2023, verranno ricordati come il trionfo di Everything Everywhere All At Once, partito in sordina nella stagione cinematografica e arrivato a vincere per 7 statuette, tra cui quasi tutte le categorie principali. Everything Everywhere All At Once, diretto da The Daniels, “il film sul [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Gli Academy Awards, per tutti noti come i premi Oscar, del 2023, verranno ricordati come il trionfo di <strong>Everything Everywhere All At Once,</strong> partito in sordina nella stagione cinematografica e arrivato a vincere per 7 statuette, tra cui quasi tutte le categorie principali. Everything Everywhere All At Once, diretto da The Daniels, “il film sul multiverso” è la storia di un’immigrata cinese che si trova a salvare il mondo. Il nostro racconto sugli attori da Oscar, allora, non può che partire da questo film. <strong>Michelle Yeoh</strong> ha vinto l’ambita statuetta come miglior attrice protagonista, Jamie Lee Curtis è stata giudicata la migliore attrice non protagonista e <strong>Ke Huy Quan</strong> il miglior attore non protagonista. Unico “intruso” &#8211; ma che intruso &#8211; è stato Brendan Fraser, miglior attore protagonista per il toccante <strong>The Whale</strong> di <strong>Darren Aronofsky</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Michelle Yeoh: l’azione come una danza<br />
</strong><img decoding="async" class="alignleft wp-image-196612" src="https://i0.wp.com/www.dailymood.it/wp-content/uploads/2023/03/Schermata-2023-03-13-alle-17.24.41-300x166.png?resize=325%2C180&#038;ssl=1" alt="" width="325" height="180" srcset="https://i0.wp.com/magazine.webtic.it/wp-content/uploads/2023/03/Schermata-2023-03-13-alle-17.24.41.png?resize=300%2C166&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/magazine.webtic.it/wp-content/uploads/2023/03/Schermata-2023-03-13-alle-17.24.41.png?resize=1024%2C567&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/magazine.webtic.it/wp-content/uploads/2023/03/Schermata-2023-03-13-alle-17.24.41.png?resize=768%2C425&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/magazine.webtic.it/wp-content/uploads/2023/03/Schermata-2023-03-13-alle-17.24.41.png?w=1412&amp;ssl=1 1412w, https://i0.wp.com/magazine.webtic.it/wp-content/uploads/2023/03/Schermata-2023-03-13-alle-17.24.41.png?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 325px) 100vw, 325px" data-recalc-dims="1" />Michelle Yeoh è stata la prima attrice asiatica a vincere un Oscar. Per chi segue il cinema asiatico e per chi ama i film d’azione Michelle Yeoh non è assolutamente una novità: la vediamo da anni, sui grandi schermi, a unire grazia e potenza, leggiadria e forza, gentilezza e decisione. “Float like a butterfly, sting like a bee”, “Vola come una farfalla, pungi come un&#8217;ape”, il motto coniato da Cassius Clay/Muhammad Ali, potrebbe essere benissimo stato scritto per lei. La prima volta che abbiamo visto Michelle Yeoh, attrice malese di origini cinesi, è stato in un film di James Bond, Il Domani non muore mai. Era una delle prime volte che una Bond Girl era una vera e propria eroina d’azione: volava letteralmente tra un edificio e un altro, combatteva da esperta di arti marziali, non aveva paura di niente. L’avremmo vista qualche anno dopo ne La tigre e il dragone di Ang Lee, un film in cui era nel suo ambiente naturale, in un wuxiapian cinese in cui i combattimenti sono una vera e propria danza. Non è un caso: Michelle Yeoh, ispirata dal film Saranno famosi (Fame) ha iniziato come ballerina, da bambina, e solo un incidente alla spina dorsale, avvenuto durante le prove, ha fermato la sua carriera, facendole pensare a dare vita una scuola di danza. La danza, in qualche modo è rimasta in lei. Perché Michelle Yeoh, in ogni sequenza d’azione, sembra davvero danzare. Da eroina a supereroina il passaggio è stato naturale. Michelle Yeoh è infatti entrata nel mondo della Marvel, in Guardiani della Galassia Vol. 2, del 2017, in cui interpreta Aleta Ogord, e poi con Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli, in cui interpreta Ying Nan, la zia del protagonista, creatura regale, carismatica, abile nei combattimenti. In Everything Everywhere All At Once Michelle Yeoh, insieme alla sua Evelyn, la protagonista della storia, cambia pelle e tono in continuazione, visto che il concetto di Multiverso lo prevede. Una prova di versatilità, e di maturità, che le è valsa l’Oscar. E dal prossimo film, il terzo, entrerà anche nell’universo di Avatar.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Jamie Lee Curtis: nel nome dei film di genere<br />
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<p style="text-align: justify;"><strong>Ke Huy Quan: il bambino di Indiana Jones e I Goonies<br />
</strong><img decoding="async" class="alignleft wp-image-196615" src="https://i0.wp.com/www.dailymood.it/wp-content/uploads/2023/03/everything-everywhere-at-once-ke-huy-quan-non-so-come-arrivato-qui-v3-638292-300x169.jpg?resize=320%2C180&#038;ssl=1" alt="" width="320" height="180" srcset="https://i0.wp.com/magazine.webtic.it/wp-content/uploads/2023/03/everything-everywhere-at-once-ke-huy-quan-non-so-come-arrivato-qui-v3-638292.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/magazine.webtic.it/wp-content/uploads/2023/03/everything-everywhere-at-once-ke-huy-quan-non-so-come-arrivato-qui-v3-638292.jpg?resize=1024%2C576&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/magazine.webtic.it/wp-content/uploads/2023/03/everything-everywhere-at-once-ke-huy-quan-non-so-come-arrivato-qui-v3-638292.jpg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/magazine.webtic.it/wp-content/uploads/2023/03/everything-everywhere-at-once-ke-huy-quan-non-so-come-arrivato-qui-v3-638292.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 320px) 100vw, 320px" data-recalc-dims="1" />In tanti hanno gioito, con sincero affetto, per l’Oscar come miglior attore non protagonista vinto da Ke Huy Quan, sempre per Everything Everywhere All At Once. Sì, perché Ke Huy Quan, attore americano di origine vietnamita (è nato a Saigon, nel Vietnam del Sud) è stato un nostro amico d’infanzia. È stato infatti il bambino (Short Round) di Indiana Jones e il tempio maledetto, prima di diventare uno de I Goonies, Richard &#8220;Data&#8221; Wang. E per questo ha commosso tutti quando ha ringraziato pubblicamente e abbracciato Harrison Ford, che è stato importantissimo per la sua carriera. In uno dei film in cui ha lavorato, con un cameo, Il mio amico scongelato, ha anche incrociato Brendan Fraser, con cui ha diviso il palco dei premiati in questa edizione degli Oscar. È stato assente dagli schermi per qualcosa come 19 anni (ma, essendo maestro di taekwondo, ha coreografato i combattimenti di film come X-Men e The One). Poi è tornato sulle scene nel 2021 con Alla scoperta di &#8216;Ohana, e quindi eccolo nel ruolo di Waymond Wang, il marito della protagonista, in Everything Everywhere All At Once. Vederlo premiato è come rivedere un tuo vecchio amico e vedere che gli è andata bene.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Brendan Fraser: il corpo, rappresentazione esteriore del trauma<br />
</strong><img decoding="async" class="alignright wp-image-196617" src="https://i0.wp.com/www.dailymood.it/wp-content/uploads/2023/03/the-whale-brendan-fraser-1200-300x200.jpg?resize=270%2C180&#038;ssl=1" alt="" width="270" height="180" srcset="https://i0.wp.com/magazine.webtic.it/wp-content/uploads/2023/03/the-whale-brendan-fraser-1200.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/magazine.webtic.it/wp-content/uploads/2023/03/the-whale-brendan-fraser-1200.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/magazine.webtic.it/wp-content/uploads/2023/03/the-whale-brendan-fraser-1200.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/magazine.webtic.it/wp-content/uploads/2023/03/the-whale-brendan-fraser-1200.jpg?w=1200&amp;ssl=1 1200w" sizes="(max-width: 270px) 100vw, 270px" data-recalc-dims="1" />Che è un po’ la stessa cosa che potremmo dire di Brendan Fraser, l’attore con cui ci siamo divertiti negli anni Ottanta, guardando La Mummia e Tarzan. Brendan Fraser è l’unico tra i quattro attori premiati che non arriva dal film Everything Everywhere All At Once, ma che è stato premiato, come miglior attore protagonista, per l’interpretazione in The Whale, di Darren Aronofsky. The Whale è la storia di Charlie, un uomo obeso, che pesa 270 chili e vive fermo sul divano di casa. La morte del compagno per suicidio è una delle cause del suo stato. E ora quest’uomo tenta di recuperare il rapporto con la figlia teenager, che, dopo aver lasciato la moglie, ha trascurato. A dare corpo, anima, e soprattutto lo sguardo, dolcissimo e ferito, al protagonista, è Brendan Fraser. Aronofsky ha aspettato dieci anni per trovare l’interprete giusto per il suo Charlie, e l’ha trovato in Fraser, un attore che può inaugurare così la seconda fase della sua carriera. “Charlie ha un superpotere; sa vedere il meglio negli altri. Il suo corpo è la rappresentazione esteriore del trauma” aveva dichiarato l’attore al Festival di Venezia. Per entrare nel ruolo di Charlie, l’attore di Indianapolis ha dovuto indossare una tuta prostetica da 136 chili, ma la sua storia è stata davvero fatta di problemi di peso e psicologici. Che lo hanno fatto scomparire per molto tempo dai radar delle grandi produzioni cinematografiche. Lo avevamo ritrovato nella serie Doom Patrol, e ora in questo commovente film, dove ha tirato fuori emozioni che ha portato dentro di sé da anni.</p>
<p><em><strong>di Maurizio Ermisino per DailyMood.it</strong></em></p>
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