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Ben – Rabbia Animale: Non guarderete più una scimmia nello stesso modo…

Ricordate quando, da piccoli, andavate al circo? Ricordate qual era l’animaletto che vi mettevano in braccio per fare la foto? Sì, a volte era un cucciolo di leone. Ma la maggior parte delle volte ad abbracciarvi era una scimmietta. La scimmia è un animale che consideriamo vicino a noi. È quello più simile all’uomo, quello più intelligente. È per questo che in Ben – Rabbia Animale, i personaggi del film, e noi con loro, rimaniamo così spiazzati, e poi sconvolti, quando vediamo uno scimpanzé comportarsi prima in modo strano, poi sempre più pericoloso, fino ad essere letale. Si chiama proprio “scimmia”, Primate, in originale, il film di cui vi parliamo. Ma la distribuzione italiana ha deciso di chiamare il film Ben – Rabbia animale, scegliendo così di dare al film il nome del protagonista.  Ben – Rabbia animale esce nelle sale dal 22 gennaio. È un teen horror da popcorn, da venerdì sera, dove la paura si mescola con il divertimento e l’ironia. È un film dalla trama semplice, ma è così che deve essere.

Lucy (Johnny Sequoyah), dopo tanto tempo torna a far visita al padre Adam (Troy Kotsur) e alla sorella Erin (Gia Hunter), insieme a due amiche, Kate (Victoria Wyant) e Hannah (Jessica Alexander). Si ritrovano così in una villa da sogno alle Hawaii, con piscina, a strapiombo sul mare. Con la famiglia di Lucy vive Ben, uno scimpanzé con capacità di apprendimento superiori alla media. La madre di Lucy, scienziata ormai passata a miglior vita, lo aveva allevato, studiato e addestrato. Ben, ormai, è uno di famiglia.

Quello tra l’uomo e le scimmie, al cinema, è sempre stato un rapporto tormentato. Le scimmie hanno creato spavento e poi amore e compassione (King Kong), conflitto (Il pianeta delle scimmie), paura (Monkey Shines). Qui siamo all’horror puro, quello in cui un’animale perde il controllo. La chiave di tutto è il senso del perturbante, il fatto che un elemento rassicurante cominci a non esserlo più. Ed è qui che nasce prima lo spaesamento, poi una certa incertezza nel combattere subito quello che sembra essere diventato un pericolo, proprio perché è considerato un amico.

Ben – Rabbia Animale è uno di quegli horror pieni di personaggi giovani e più o meno stupidi. Uno di quegli horror in cui gli amici cominciano a morire secondo un certo ordine: dal più stupido, o più inutile, ai più saggi e sensibili. Così per chi guarda il film diventa anche un gioco, che in parte scaccia la paura. Assistiamo al film per capire come i personaggi potranno fare a salvarsi, ma anche per scommettere in che ordine moriranno.

Ben – Rabbia Animale ci è piaciuto anche per i suoi suoni. Il sound design è molto efficace. E se il verso stridulo delle scimmie è naturalmente inquietante, ma di solito mitigato dalla simpatia delle stesse, provata a immaginarlo su un assassino. Poi c’è la colonna sonora, fatta di sintetizzatori, che ammicca a quella dei Goblin per Profondo rosso, che ormai è sinonimo immediato di horror. E poi c’è una trovata di regia molto interessante. È sorta di “soggettiva sonora” di un personaggio, il sordomuto Adam (Troy Kotsur, l’attore che avevamo visto in Coda, lo è davvero): per alcuni attimi viviamo la sua percezione dei suoni circostanti – che è nulla – e sentiamo un silenzio assoluto proprio mentre Ben sta facendo il disastro. Lui, appena rientrato a casa, è ignaro, e non percepisce il pericolo. È una trovata interessante, che aggiunge tensione alla storia. Andate a vedere Ben – Rabbia animale. E non guarderete più una scimmia nello stesso modo…

di Maurizio Ermisino

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