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Super Mario Galaxy: Dallo storico videogame arriva un film che piacerà a tutti. Ma il cinema ha bisogno di storie nuove

Super Mario Galaxy: Dallo storico videogame arriva un film che piacerà a tutti. Ma il cinema ha bisogno di storie nuove

Signore e signori, arriva al cinema il 1 aprile Super Mario Galaxy – Il film, un prodotto che andranno a vedere tutti. I bambini, i più grandi che accompagneranno i bambini, chi è interessato al cinema d’animazione e chi ama il mondo dei videogame e vuole ritrovare quei personaggi sul grande schermo. Chi giocava a Super Mario negli anni Ottanta nelle sale giochi Arcade e chi ci gioca oggi sulle console Nintendo. Insomma, Super Mario Galaxy sarà un successo, ed è giusto così. Farà in ogni caso bene al cinema.

Bowser è stato sconfitto e rinchiuso in un piccolo castello. Stavolta è suo figlio, Bowser Jr., a raccogliere il testimone e a organizzare una nuova minaccia. Mario, Luigi, la Principessa Peach e Toad – accompagnati dal loro nuovo amico Yoshi – si lanciano in un’avventura nello spazio aperto, attraversando galassie e mondi lontanissimi. Durante il viaggio incontrano Rosalinda, una misteriosa principessa cosmica e madre adottiva degli Sfavillotti.

C’è un punto di vista interessante in questo Super Mario Galaxy, com’era stato nel film precedente, e come è stato anche in un recente successo cinematografico nato da un videogame, quello di Un film Minecraft. È l’idea di costruire un film dichiaratamente videogame, cioè palesemente ambientato nel mondo di un videogioco. Non si presume, come in altri film tratti da giochi elettronici, come Tomb Raider, di essere nel mondo reale. Qui si è chiaramente in un mondo che è quello dei videogame, con le sue regole, i bonus, i poteri. È chiaro sin dalla prima scena in cui Mario e Luigi mettono a posto tutti i pericoli del mondo in cui vive Peach, per non parlare della battaglia finale. Il mondo dei videogiochi ha le sue regole e il film vive di queste. Il che permette a chi crea la storia e di conseguenza ai personaggi una libertà praticamente senza limiti. Non si deve insomma sottostare alle leggi della fisica o della chimica, ma a quelle di un mondo fatto di pixel.

Anche la narrazione è quindi figlia di quella del videogioco. Si gioca per completare uno schema, un livello, e si passa all’altro. Ma questo schema, va detto, è già presente in molto cinema, soprattutto quello d’azione. Qui, ovviamente, è tutto più evidente. In uno schema collaudato, ci sono delle novità interessanti. Come la gag del fucile che rende Mario e Luigi dei bebè, con quella, pronunciata da Luigi, che è la frase chiave del film, e che un po’ ci riguarda tutti. “Non era tanto male essere un bambino. Tutte le paure che mi giravano per la testa sono sparite così”. O come l’arrivo di nuovi personaggi. Tra tutti, ci è piaciuto molto Fox McCloud, a sua volta protagonista di un suo videogame, perché ci riporta alla mente altri eroi cinematografici, come lo Star-Lord de I Guardiani della Galassia o l’Han Solo di Star Wars.

Il suo arrivo nel film ci riporta a un altro tema, il mix di stili nell’animazione. In Super Mario Galaxy si tende a variare rispetto alla CGI tridimensionale tipica dell’animazione di oggi, dettagliata e curatissima. Così la backstory che ci presenta Fox McCloud è girata come un anime giapponese degli anni Ottanta e Novanta. In uno dei numeri finali, Bowser Jr. disturba il percorso di Mario e i suoi amici provocando una serie di intralci, e segue le immagini da un pannello di controllo: le immagini della corsa di Mario e degli altri viene così visualizzata come un videogame Arcade degli anni Ottanta, a bassa definizione. E, ancora, il racconto della buonanotte di Bowser al figlio è creato con dei pupazzi. Tra gli effetti speciali nuovi, invece, è impressionante il lavoro fatto in computer grafica sulla vernice, che presenta una viscosità che sembra reale, ed è in grado di solidificarsi e liquefarsi in modo davvero spettacolare.

Sì, perché dal punto di vista dello spettacolo la Illumination è da anni un colosso dell’animazione, ed è arrivata a livello delle più grandi case di produzione. Tecnicamente ormai è impeccabile. Ma la Illumination che ci piace di più è quella che riesce a creare i suoi personaggi, come, ad esempio, quelli di Cattivissimo Me. Aver visto, per due brevi istanti, una citazione dei Minions in questo film ce lo ha ricordato. Qui riprende personaggi già collaudati, presi da un videogioco, e in questo modo va sul sicuro. Quello che vorremmo, è vederla cimentarsi nella creazione di nuovi personaggi in grado di diventare iconici: i nuovi Minions, i nuovi Gru, la nuova Agnes, i nuovi Pets. Il cinema ha un bisogno continuo di nuove storie. Ha bisogno di immaginazione.

di Maurizio Ermisino

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