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Oscar: È l’anno di Una battaglia dopo l’altra. Il film di Paul Thomas Anderson vince 6 premi

Oscar: È l’anno di Una battaglia dopo l’altra. Il film di Paul Thomas Anderson vince 6 premi

È Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson il dominatore di questa notte degli Oscar, con 6 statuette: Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Attore Non Protagonista, a Sean Penn, Migliore Sceneggiatura Non Originale, Miglior Montaggio e Miglior Casting. Ma è una grande serata anche per Sinners, che con 16 candidature aveva stabilito il record assoluto. Per il film di Ryan Coogler ci sono 4 Oscar: Miglior Attore Protagonista a Michael B. Jordan, Miglior Sceneggiatura Originale, Miglior Colonna Sonora e Miglior Scenografia. Il grande sconfitto è Marty Supreme, che è arrivato al galà con 13 nomination ed è tornato a casa senza neanche una statuetta, nemmeno quella attesa a Timothée Chalamet. Che la sua sfortunata uscita contro l’opera e il balletto abbia pesato? Non possiamo saperlo. Il fatto è che ai Golden Globes i film sono divisi in due categorie e quindi i premi principali sono doppi. Agli Oscar, invece, vince soltanto uno. E poi che la mobilitazione che si crea attorno ai film più lanciati trascina in alto alcune candidature, per cui è probabile che Michael B. Jordan, Miglior Attore Protagonista, abbia goduto dell’onda lunga di Sinners. Che si parli di questo film o di Una battaglia dopo l’altra parliamo in ogni caso di un verdetto che ha unito cinema e politica. Il premio a Paul Thomas Anderson ci sta: il suo è un ottimo film, anche se non certo il suo migliore, che ha grandi attori e momenti di grande cinema. Ma che è anche poco equilibrato nel dosare i momenti della narrazione e nell’amalgamare i diversi toni del racconto.  È un film poco emotivo. A questo livello, probabilmente i film più coinvolgenti erano Hamnet di Chloé Zhao, che è valso comunque il meritatissimo Oscar come Miglior Attrice Protagonista a Jessie Buckley, e Sentimental Value che ha vinto l’Oscar per il Miglior Film Straniero. Per Frankenstein di Guillermo del Toro ci sono i premi nelle categorie tecniche: Scenografia, Costumi, Trucco e acconciature. Una battaglia dopo l’altra vince anche perché è un film anti-trumpiano, è un film che racconta la brutalità e la cattiveria che stiamo vivendo in questa era, la mancanza di umanità, il baratro in cui siamo precipitati. Ma anche Sinners di Ryan Coogler, regista “black”, e quindi con un grande seguito, va in questa direzione.

Michael B. Jordan è il Miglior Attore, Jessie Buckley la Migliore Attrice

Il successo di Sinners, di fatto il secondo dominatore dell’annata degli Oscar ha portato al successo quindi anche Michael B. Jordan, Miglior Attore Protagonista che nel film recita in due ruoli. Ha vinto superando Leonardo DiCaprio e Timothée Chalamet, i protagonisti di Una battaglia dopo l’altra e Marty Supreme, e anche Ethan Hawke, candidato per Blue Moon. A far male è soprattutto la sconfitta di DiCaprio, secondo noi il migliore del lotto, che per il film di P.T. Anderson ha disegnato un personaggio tragicomico, un antieroe grottesco ma sentimentale e appassionato. È davvero complicato il suo rapporto con gli Oscar: nominato più volte e dimenticato quasi sempre, se non per la sua interpretazione forse meno memorabile, quella per The Revenant, finora il suo unico Oscar a dispetto di tante grandi interpretazioni. Niente da dire per Jessie Buckley, anzi, forse è un peccato che quello per la Miglior Attrice Protagonista sia l’unico Oscar vinto da Hamnet: la sua scontrosa grazia, la sua sensualità libera e il suo dolore trasmesso in modo così potente da uscire dallo schermo, la sua interpretazione viscerale ed emotiva sono cose che resteranno a lungo.

Attori Non Protagonisti: Sean Penn e Amy Madigan

Siamo soddisfatti a metà per quanto riguarda l’Oscar per il Miglior Attore Non Protagonista e per la Miglior Attrice Non Protagonista. L’attore è Sean Penn (non presente stanotte alla cerimonia) per Una battaglia dopo l’altra, artista che ovviamente non si discute e che in questo film ci regala un personaggio detestabile. Ma avremmo premiato, per lo stesso film, Benicio Del Toro, che attraversa la storia con una serenità zen, un personaggio unico, probabilmente il migliore del film. Non siamo d’accordo per quanto riguarda il premio alla Miglior Attrice Non Protagonista: Amy Madigan per Weapons. L’attrice fornisce sì una prestazione da ricordare, ma sopra le righe e molto aiutata dal pesante trucco e dell’atmosfera del film. Avremmo preferito Elle Fanning e Inga Ibsdotter Lilleaas, sensibili, emotive, delicate, per Sentimental Value. E anche Teyana Taylor per Una battaglia dopo l’altra, in cui è in scena solo nella prima parte, in cui ha però un impatto notevole.

Sentimental Value è il miglior film straniero

Sentimental Value è il miglior film straniero. È un film che parla affetti, una storia in cui tutto trova un senso grazie alla forza e alla magia del cinema. I votanti dell’Academy, in questo caso, hanno voluto premiare il film ma anche il cinema stesso. È stato un anno in cui, comunque, qualsiasi film avesse vinto non avrebbe rubato nulla. I candidati erano tutti di livello altissimO. Un semplice incidente, dell’iraniano Jafar Panahi, che era il candidato francese, Sirat, il film spagnolo, The Voice Of Hind Rajab, produzione della Tunisia sulla vicenda palestinese e L’agente segreto, il film brasiliano che aveva vinto ai Golden Globes.

KPop Demon Hunters: Miglior Film D’Animazione e Miglior Canzone

KPop Demon Hunters ha vinto il Miglior Film D’Animazione e la Miglior Canzone, Golden. Ha sconfitto la Disney, che era presente con due film, Zootropolis 2 ed Elio, una produzione Pixar. Ma nessuno di questi era il film più bello. Il nostro preferito era La piccola Amelie, una produzione belga e giapponese. Ma non c’è la fatta a ripetere il miracolo di Flow, il film lettone che lo scorso anno sbaragliò la potente concorrenza.

Gli abiti

Che cosa resterà allora, oltre ai premi, di questa edizione degli Oscar 2026? Gli abiti. Jessie Buckley oltre che come Miglior Attrice ha vinto anche per essere stata tra le più eleganti, in uno splendido abito bicolore creato su misura di Chanel, un abito con una lunga e morbida gonna rosa e un top rosso rossetto che lasciava scoperte le spalle. Ha colpito, ma nel senso che ha diviso, Renate Reinsve, candidata come Miglior Attrice Protagonista per Sentimental Value e vestita da Vuitton. Abito di un rosso vivissimo, a fasciare il seno lasciando le spalle scoperte e lungo fino a formare uno strascico, ma con uno spacco altissimo, fin troppo, da un lato, a scoprire completamente una gamba. Nicole Kidman era vestita da Chanel, in rosa, e Demi Moore da Gucci, con un abito nero e verde, con una stoffa che rendeva l’effetto di una serie di piume. Chanel ha vestito anche Teyana Taylor, Dior ha curato gli abiti di Rose Byrne, di Mikey Madison e della costumista Miyako Bellizzi. Kate Hudson era vestita Giorgio Armani Privé e Zoe Saldaña da Saint Laurent.

Ecco l’elenco completo dei vincitori

Miglior Film
Una battaglia dopo l’altra

Miglior Regia
Paul Thomas Anderson – Una battaglia dopo l’altra

Miglior Attore Protagonista
Michael B. Jordan – I peccatori

Miglior Attrice Protagonista
Jessie Buckley – Hamnet

Miglior Attore Non Protagonista
Sean Penn – Una battaglia dopo l’altra

Miglior Attrice Non Protagonista
Amy Madigan – Weapons

Miglior Sceneggiatura Originale
I peccatori

Miglior Sceneggiatura Non Originale
Una battaglia dopo l’altra

Miglior Film Internazionale
Sentimental Value

Miglior Film d’Animazione
KPop Demon Hunters

Miglior Colonna Sonora
I peccatori

Miglior Canzone Originale
“Golden” – KPop Demon Hunters

Miglior Montaggio
Una battaglia dopo l’altra

Miglior Fotografia
I peccatori

Miglior Scenografia
Frankenstein

Miglior Costumi
Frankenstein

Miglior Trucco e Acconciatura
Frankenstein

Miglior Sonoro
F1 – Il film

Migliori Effetti Visivi
Avatar: Fuoco e Cenere

Miglior Casting
Una battaglia dopo l’altra

Miglior Documentario
Mr. Nobody Against Putin

Miglior Cortometraggio d’Animazione
The Girl Who Cried Pearls

Miglior Cortometraggio (ex aequo)
The Singers
Two People Exchanging Saliva

Miglior Cortometraggio Documentario
All the Empty Rooms

di Maurizio Ermisino

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