La Sposa! (The Bride!). Si scrive così, con il punto esclamativo, il titolo del nuovo, temerario film di Maggie Gyllenhaal, in uscita al cinema oggi, 5 marzo. Se vi siete innamorati di Jessie Buckley in Hamnet resettate tutto: è già tempo di dimenticare quell’attrice. Che qui appare completamente diversa. Come, in fondo, è naturale che sia per chi fa questo mestiere. Ne La sposa! Jessie Buckley è bionda, con i capelli ricci sconvolti dalle scariche elettrice, e le labbra nere, con uno sbaffo dello stesso colore che continua sulla sua guancia dando a quella che è la Sposa di Frankenstein un’immagine nuova e immediatamente iconica.
La sposa! immagina che Mary Shelley, morta per un tumore al cervello, dall’aldilà voglia raccontare una storia che vada al di là del suo celebre romanzo, Frankenstein, nato per una scommessa. Che voglia raccontare una storia ancora più spaventosa: una storia horror? Una storia di fantasmi? O una storia d’amore? Ce lo chiede, guardando in macchina, ripresa in bianco e nero, interpretata dalla stessa Jesse Buckley. Ed ecco la sua idea. Infilarsi nella testa di una persona, in una crepa del suo animo. Due teste dentro una. Una possessione. E così Ida (Buckley), una prostituta che frequenta la malavita di Chicago, negli anni Trenta del secolo scorso, viene presa dallo spirito di Mary Shelley, comincia a comportarsi in modo non conveniente. Fino a che i mafiosi decidono di ucciderla. Quando a Chicago si presenta la creatura del Dr. Frankenstein (Christian Bale), chiamato proprio Frankenstein, per convenzione, e chiede a una dottoressa di creare una compagna con cui condividere la vita, il corpo di Ida viene dissotterrato e viene riportato in vita. Sarà la Sposa di Frankenstein. Il Frankenstein che vediamo in scena è un uomo gentile, colto, che ama il cinema, soprattutto i musical, e sa le battute a memoria. Maggie Gyllenhaal e Christian Bale ne fanno un essere per nulla spaventoso, ma un uomo buono, solo, dolente e disperato.
Nelle mani di Maggie Gyllenhaal, La sposa! diventa un musical horror, un gangster movie, legato al tempo stesso a un’estetica anni Trenta e a una certa estetica punk e post punk anni Ottanta. Il trucco sul volto della protagonista, i suoi capelli, gli abiti strappati e dai colori accesi, un certo tipo di musica che si sente nei locali, sembra riportarci a quell’immaginario più vicino ai giorni nostri. Contemporaneamente, il film è intriso del mondo degli anni Trenta, del cinema di un tempo, gli horror, i film crime, e, soprattutto, il musical di Fred Astaire e Ginger Rogers (evocata proprio dalla protagonista, che sceglie il suo nome quando deve decidere come farsi chiamare).
La sposa! è un film pieno di significati, stratificati l’uno sull’altro. C’è il classico messaggio di sempre, quello del “Mostro” che in realtà non lo è affatto e non lo vuole essere, ma che la società costringe a diventare effettivamente tale. E c’è il messaggio nuovo, e attuale, delle donne che sono costrette al silenzio, che non possono parlare. Quello sbaffo sulla guancia, quel rivolo nero che esce dalla bocca è proprio il simbolo di quelle parole che non possono mai essere dette e che, a un certo punto, lottano per poter uscire. Quel segno sulle labbra e sulla guancia, a un certo punto, diventa anche segno distintivo, quello che molte donne mettono in atto per riconoscersi tra loro, per manifestare, per testimoniare, per unirsi in una lotta collettiva. Che porta il film a un ulteriore livello, e lo riempie di ulteriore senso.
Maggie Gyllenhaal, nel dirigere questa storia, accumula citazioni, passioni, messaggi d’amore al cinema. E lo fa in modo eccessivo, continuo, quasi bulimico, con una tale urgenza di racconto e con un tale trasporto verso il cinema che le piace da essere portata a strafare e a perdere il controllo del film. Con questo continuo gioco di rimandi, di scene sorprendenti, la storia di spezzetta e si raffredda. Dovrebbe esserci un’empatia per i personaggi che invece manca. L’emozione non arriva mai. E il paradosso è che un film come questo, così pieno di trovate, risulti noioso. È un peccato. Perché La sposa! sarebbe un film dai nobili intenti, una coraggiosa reinvenzione di immaginario, un film dal, grande impatto visivo e con grandi attori. Accanto ai due protagonisti, infatti, ci sono Annette Bening, Penelope Cruz e Peter Sarsgaard.
di Maurizio Ermisino
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