Statistiche accessi

Margot Robbie: Da Barbie a Cime Tempestose, in fuga dalla casa delle bambole. E quell’abito…

Margot Robbie: Da Barbie a Cime Tempestose, in fuga dalla casa delle bambole. E quell’abito…

Margot Robbie è entrata nelle nostre vite presentandosi completamente nuda, con addosso solo un paio di scarpe col tacco, appoggiata a una porta. Il film era The Wolf Of Wall Street, uno di quei momenti chiave che cambiano la carriera di un’attrice, che la trasformano immediatamente in diva, accelerano da 0 a 100 in una sequenza, accendono di colpo tutti i riflettori su un personaggio. Per tutti, da quel momento, Margot Robbie era la grande bellezza, la nuova star di Hollywood. Le era concesso tutto. L’attrice australiana ha saputo cogliere questa opportunità e sfruttarla. Ha preso il destino nelle sue mani e lo ha forgiato a suo piacimento. Ha iniziato quasi subito a produrre i suoi film, tenendo quindi per sé la capacità di decidere. Quella sua indiscutibile bellezza l’ha prima mortificata, impersonando un personaggio detestabile come Tonya Harding, poi l’ha di nuovo sbandierata al mondo, dando corpo allo stereotipo della perfezione come Barbie, ma per ironizzarci su e farne un manifesto femminista. Mai donna oggetto, ma soggetto pensante che vuole dare una direzione precisa non solo alla sua carriera, ma anche portare il mondo del cinema dove vuole lei. Ora, da produttrice e attrice protagonista, porta in scena Cathy, eroina romantica per eccellenza, personaggio letterario che nasce dalla penna di Emily Brontë. Cime Tempestose è la sua nuova sfida.

Margot Robbie è uno dei volti più belli usciti negli ultimi anni del cinema. La sua apparizione deflagrante in The Wolf Of Wall Street sembra una cosa di ieri. Ma sono passati 13 anni. Quel volto dai lineamenti così puliti, inconfondibili, è ancora in grado di bucare lo schermo. Nel viso di Margot Robbie tutto è all’insù. Lo sono gli angoli degli occhi, lo è il nasino, lo sono le estremità della bocca nel suo tipico sorriso. Quel tendere verso l’alto comunica immediatamente positività, ma anche dolcezza, una lieve malizia.

Tutto questo torna nella sua Cathy in Cime Tempestose. In quel volto troviamo lo stupore, con quella bocca aperta, che è un altro suo marchio di fabbrica. E quella bocca la troviamo anche chiusa, in un broncio naturale che non toglie affatto dolcezza al suo volto. Appare per la prima volta in scena con i capelli raccolti di lato sulle tempie, e lunghi sulle spalle. Con un certo contegno, ma allo stesso tempo selvaggia. Ormai adulta, ma ancora bambina come, fino a un’inquadratura prima, avevamo visto Cathy, impersonata da un’attrice più giovane. Wuthering Heights, cioè Cime Tempestose, è un luogo freddo, ostile, rude. E la pelle delle gote di Margot, in certe scene, è arrossata per il freddo e il vento. Un altro tipo di rosso, quello del trucco, dei belletti, degli abiti, tornerà nella seconda parte del film, per poi sfumare in pallore. Ma è un’altra storia. E poi un’altra storia ancora. Molto più adulta, con i suoi 35 anni, rispetto alla Cathy del romanzo, Margot Robbie è comunque credibile. E il suo personaggio, man mano che evolve la storia, si trasforma più volte. È due, tre, forse anche quattro personaggi in uno.

Ed è proprio questo che Margot Robbie ha fatto nella sua carriera. Evolversi, trasformarsi. È quello che deve fare un’attrice, direte. Certo. Ma quando si è così belle è più difficile. Perché rischi di diventare icona e, in quanto tale, fissata nella tua immagine. Margot Robbie avrebbe potuto rifare il personaggio di The Wolf Of Wall Street all’infinito: la bionda fatale, l’oggetto del desiderio, la seduttrice. Invece ha deciso di cambiare. Non necessariamente di mortificare la sua bellezza, ma di darle altri colori. La prima volta che ricordiamo è quella di Harley Quinn in Suicide Squad, in cui ha dato al suo volto colori eccessivi, pop, un po’ come faceva Andy Warhol ponendo colori più accesi sul volto già iconico di Marilyn Monroe. I capelli biondi sparati in pettinature improponibili, il volto coperto da trucchi pesanti dal colore improbabili: Harley Quinn è il primo personaggio con cui Margot Robbie ha celato la sua bellezza.

È quasi una regola di Hollywood che un’attrice debba imbruttirsi per dimostrare la propria bravura. Margot Robbie non ci riesce mai del tutto, quella bellezza unica non si riesce a celare completamente. C’è ancora la bellezza, anche se nascosta, e c’è anche una lieve dolcezza che dona umanità al personaggio più respingente che abbia interpretato fin qui, la Tonya Harding del film Tonya, che la narrazione ha voluto strega in contrapposizione alla Biancaneve Nancy Kerrigan, star del pattinaggio. È un’interpretazione magnifica, tragicomica, aiutata da un trucco e parrucco e da costumi che provano a rendere volgare e dozzinale chi naturalmente non lo è. In Tonya la sua bocca è sempre serrata in una smorfia, le sue labbra sono ritratte, tese, quasi assottigliate. Si stringono sempre fra loro, nervose, con quel movimento che mostra imbarazzo. Il labbro inferiore è sempre davanti a quello superiore: Tonya sembra sempre pronta a mordere. E non sono solo le labbra chiuse a negarci quel sorriso che tendeva sempre verso l’alto: c’è anche l’apparecchio per i denti a dividerci da lui.

C’è stato anche chi ha riproposto Margot Robbie in un ruolo di pura bellezza. È stato Quentin Tarantino, che l’ha voluta nel ruolo di Sharon Tate in C’era una volta a… Hollywood. In quel film è una bellezza quasi idealizzata, eterea, assoluta. E infatti la a cosa ha suscitato polemiche, perché il ruolo prevedeva che non proferisse quasi parola. Ma quel ruolo era completamente funzionale alla storia, ed era giusto così. E comunque anche nella perfezione c’era l’imperfezione, in quei piedi nudi, magari un po’ sporchi, ma reali.

E poi è arrivata Barbie. Ancora una volta Margot Robbie è bellissima, ancora una volta è perfetta per il ruolo. Ma la sua bellezza serve proprio a dire che oltre la bellezza c’è di più. La Barbie che Margot Robbie interpreta nel film di Greta Gerwig è un personaggio che ha tutto per essere considerata una bambola, ma che ha in testa altri pensieri, che scopre che c’è altro, che è destinata a cose più importanti. Vive in una casa delle bambole, e potrebbe vivere per sempre lì, comoda. Ma sceglie di uscire. Di vedere la realtà.

E proprio in Cime Tempestose abbiamo trovato una curiosa risonanza con questo tema. La casa in cui Cathy si trasferisce una volta sposata, è costruita dalla regista Emerald Fennell proprio come una gigantesca, eccessiva casa delle bambole. È un posto palesemente finto, costruito, edulcorato, eccessivo, dai pavimenti rossi e dalle pareti imbottite rosa pastello. E così la Cathy di Margot Robbie si trova a suo modo rinchiusa in una gabbia dorata e dolciastra. Cathy come Barbie. Entrambe hanno qualcuno che gioca con loro a vestirle. Entrambe ferme in un posto bellissimo ma finto, che non è la realtà. Entrambe in fuga.

Ma in Cime Tempestose il film è uscito dallo schermo ed è entrato nel mondo. Merito, ancora una volta, di Margot Robbie che, oltre che attrice protagonista è anche produttrice, e ha organizzato una strategia di promozione tutta fondata sulla chimica tra lei e l’attore protagonista, Jacob Elordi. Nelle interviste hanno parlato molto della loro intesa, come se, oltre alla storia del film, ci fosse un’altra storia, a un altro livello, da raccontare.

Ma, soprattutto, fuori dal set, una volta finito il film, Margot Robbie ha continuato ad essere Cathy attraverso gli abiti indossati nella promozione e alle anteprime. Gli abiti, lo sappiamo, sono un modo di comunicare a tutti gli effetti. Ed è come se, fuori scena, Margot Robbie avesse voluto continuare il discorso e le atmosfere del film. Alla premiere londinese di Cime Tempestose l’attrice ha indossato un abito quasi interamente trasparente e realizzato con vere trecce di capelli. L’abito è firmato dalla stilista Dilara Findikoglu: riprende un’estetica dell’epoca vittoriana quando i capelli venivano usati per creare gioielli e oggetti personali legati a persone care, come ricordo o segno di legame. L’idra di inserire i capelli nel suo look è nata osservando dei gioielli della stessa Findikoglu. Un bracciale, infatti, era la replica di quello attribuito a Charlotte Bronte, che secondo la tradizione sarebbe stato intrecciato con i capelli di Anne ed Emily. È un altro indizio di come Margot Robbie sappia prendere in mano il suo destino. E non mollarlo più.

di Maurizio Ermisino

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ultime News

Ti potrebbero interessare Magazine Webtic