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Biancaneve: chi è la più bella del reame?

Biancaneve: chi è la più bella del reame?

“Specchio servo delle mie brame, chi è la più bella del reame? A parte che, nel nuovo film di Biancaneve, la nuova versione live action, in uscita il 20 marzo distribuito da The Walt Disney Company, la frase viene pronunciata così, e non come la ricordavamo noi (specchio specchio delle mie brame…), il problema di questa nuova versione del classico potrebbe essere proprio questo. In che senso? Da qualche anno, ormai, la tendenza è quella di affidare il ruolo della cattiva a grandi e bellissime star del cinema, in contrasto con la protagonista, affidata a una giovane artista emergente. Ci ricordiamo tutti Charlize Theron in una precedente versione della storia, Biancaneve e il cacciatore, ma anche di Angelina Jolie nel ruolo di Malefica in Maleficent, che ribaltava il punto di vista de La bella addormentata. In questo senso, i responsabili del casting si sono superati: la Regina Grimilde è addirittura Gal Gadot, alias la Wonder Woman del DC Exptended Universe, cioè un’attrice che non solo è bellissima e solare, ma incarna un’eroina, un personaggio positivo e dolce per eccellenza. Biancaneve è Rachel Zegler, attrice emergente vista in West Side Story e in Hunger Games – La ballata dell’usignolo e del serpente, e scelta, oltre che per le sue sembianze, per le indubbie doti canore.

E allora? Il rischio è che Gal Gadot, pur usata contro ruolo, oscuri davvero la protagonista. Non si tratta però solo di essere più belle, perché è chiaro che non si può basare il giudizio su questo aspetto. Il fatto è che Rachel Zegler non ci convince nel ruolo di Biancaneve, come non ci aveva convinto in Hunger Games: ha un’aria poco dolce, poco empatica, ha un che di altezzoso e, soprattutto, ci sembra in un costante overacting. È poco adatta a far identificare le bambine, il pubblico principale di questo film, e ci sembra poco in sintonia con la dolcezza della Biancaneve originale, quella del film d’animazione del 1937, quella rimasta per sempre nell’immaginario. E così, alla domanda “chi è la più bella del reame?”, lo specchio rischia davvero di dover rispondere: è la Regina. In questo senso, il lavoro fatto su Gal Gadot è perfetto: eliminando i suoi lunghi capelli neri, il suo sorriso, ricoprendola di un trucco scuro, l’attrice appare come una perfetta regina dark.

La protagonista sembra essere l’anello debole di un film che però funziona per tutto il resto. In un mondo in cui riprendere un classico vuol dire rileggerlo, in maniera spesso forzata per attualizzarlo, il nuovo Biancaneve è rispettoso dell’originale. A partire dall’iconografia, che è rispettata in maniera filologica. L’abito di Biancaneve è quello del classico d’animazione, quello che tantissime bambine hanno indossato e continueranno a fare. E lo stesso è per il look della Regina, e per le sembianze dello specchio. Il nuovo film, tra l’altro, ricalca quasi tutte le scene dell’originale, e riprende esattamente alcune sequenza iconiche, come quella dei sette nani che tornano dalla miniera al tramonto, tutti e sette in controluce.

Ma uno dei grandi pregi del film è il suo ritmo. È un film che procede veloce, spedito, senza fronzoli, senza aggiunte inutili. Segue la struttura e l’andamento del film a cartoni animati del 1937, passando agilmente da un quadro all’altro. Aggiunge una sequenza di battaglia e un paio di scene, dopo il famoso bacio del vero amore che è la scena chiave della storia. C’è un canto della rivolta e una sfida aperta di Biancaneve alla regina, così come un momento in cui aiuta quello che si rivelerà il principe azzurro (e che qui viene presentato come un principe dai ladri, una sorta di Robin Hood) in un combattimento. A modo suo, da Biancaneve, e non da principessa guerriera come avrebbero potuto delle possibili riletture più ardite del personaggio che da questi tempi sarebbero potute arrivare.

“Le principesse aspettano sempre che arrivi un principe o il ritorno di un re” le aveva detto quel principe poco prima. Ecco, l’atteggiamento di sfida di Biancaneve – fatta a modo suo, insieme ai classici animaletti che come da tradizione la aiutano – serve a sfatare questo mito, ma senza rivoluzioni, senza stravolgimenti. Biancaneve può essere una principessa moderna, una donna indipendente, senza per forza dover essere così forte e decisa come la Merida di Ribelle – The Brave o come l’Elsa di Frozen. Dei personaggi così la Disney li ha già raccontati. E allora può mettere in scena una Biancaneve che è allo stesso tempo filologica e moderna. Anche nel finale sfida la Regina non con le armi (messaggio attuale e importantissimo), ma portando dalla sua parte il popolo, con l’empatia. Ricordano i loro nomi, proprio quelli di tutti. D’altra parte, dell’importanza di ricordare i nomi e le storie di tutti era ben conscia la Miranda Priestley di Meryl Streep ne Il diavolo veste Prada.

di Maurizio Ermisino

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