Statistiche accessi

I tre moschettieri: Milady: Eva Green è la dark lady in una storia d’amore e morte

I tre moschettieri: Milady: Eva Green è la dark lady in una storia d’amore e morte

Siamo assassini D’Artagnan, che vi piaccia o no, laddove c’è la morte ci siamo noi”. È una sensuale e perduta Eva Green a parlare, rivolgendosi all’eroe creato da Alexandre Dumas, nel film I tre moschettieri: Milady, sequel de I tre moschettieri: D’Artagnan, in uscita al cinema il 14 febbraio. Eva Green è Milady, personaggio misterioso che ci ha sempre affascinato quando, da ragazzi, leggevamo il romanzo di Alexandre Dumas. In questa frase c’è una rilettura del mito di D’Artagnan: visto da sempre come eroe senza macchia e senza paura, qui viene visto anche come un assassino: in fondo il suo mestiere è uccidere. È quello che è capitato, di recente, anche nella saga di James Bond, quella dei film con Daniel Craig, in cui l’agente segreto veniva definito proprio questo: un “assassino”, un portatore di morte. Nel primo film della saga di Bond con Daniel Craig la dark lady era proprio Eva Green. E allora tutto torna.

I tre moschettieri: Milady, girato insieme a I tre moschettieri: D’Artagnan, è di fatto il secondo tempo di quel film. E completa, a suo modo, la storia del primo romanzo di Dumas, I tre moschettieri. In questa seconda parte, dopo che Constance viene rapita sotto gli occhi di D’Artagnan, in una frenetica ricerca per salvarla, il giovane moschettiere è costretto a unire le sue forze con quelle della misteriosa Milady de Winter. Mentre il Re è in balia del cardinale Richelieu, D’Artagnan e i Moschettieri sono l’ultimo baluardo prima del caos. Ma, con la Francia che rischia di essere messa a ferro e fuoco, il destino li porterà davanti a una scelta: sacrificheranno coloro che amano per portare a termine la loro missione?

Eva Green è l’attrice perfetta per dare un corpo e un volto, e insieme ad essi un’anima nera, alla misteriosa Milady. Che sia l’ambigua e fragile Vesper Lind, l’unica donna in grado di ferire Bond, di Casino Royale, o la velenosa e manipolatrice Ava Lord di Sin City 2, Eva Green in questi anni sul grande schermo ha sempre camminato elegantemente su quella linea sottile che separa – o unisce – eros e thanatos, amore e morte. Bellissima, sensuale, seducente, inquietante, pericolosa, Eva Green aveva evidentemente questo ruolo scritto nel suo destino. E ne I tre moschettieri: Milady, la seduzione non si fa attendere. Dopo un quarto d’ora, sola in una grotta con D’Artagnan, rimane con indosso un corsetto e si avvicina in modo inequivocabile a lui. “Abbandonatevi al demonio” sono le sue parole. Il gioco di attrazione e repulsione continua ancora, e non solo con D’Artagnan. E, come l’Artemisia di 300 – L’alba di un impero, anche qui passa dal combattimento al sesso come se fossero due lati della stessa medaglia.

Ma Eva Green è solo la punta di diamante di un dream team del cinema francese. Vincent Cassel è Athos, Romain Duris è Aramis e Pio Marmaï è Porthos. D’Artagnan è interpretato dal giovane François Civil.  Sono tutti perfettamente in parte, tutti credibili. A stupirci, ogni volta che lo vediamo sullo schermo, è Romain Duris, che avevamo conosciuto come timido e ingenuo protagonista del film francese L’appartamento spagnolo, quando ci sembrava un giovane Carlo D’Apporto. Cresciuto, invecchiato, sporcato il suo volto con la barba e le rughe, ha aggiunto diversi colori alla sua tavolozza d’attore. Così, proprio come il vino, invecchiando sembra migliorare anche Vincent Cassel, attore carismatico e poliedrico, che qui tocca altri tasti rispetto ai quali siamo abituati, con un’interpretazione contenuta, matura, che lavora di sottrazione. Ma non è finita qui: Louis Garrel è il Re Luigi XIII, Vicky Krieps è Anne d’Autriche, e Ivan Franek è Ardenza.

I tre moschettieri: Milady è questo, un cast stellare al servizio di uno di quei vecchi film di cappa e spada che un tempo erano diffusi e oggi sembra che non si facciano più. Sembra, appunto. Se il genere è meno diffuso di un tempo, in realtà la storia de I tre moschettieri di Alexandre Dumas è tornata più volte alla ribalta. Se i personaggi di Dumas sono vissuti in decine e decine di film, dal 1909, negli ultimi 25 anni abbiamo visto i moschettieri parecchie volte. Ricordiamo, tra gli altri, La maschera di ferro, liberamente ispirato al romanzo Il visconte di Bragelonne, il terzo libro di Alexandre Dumas sui moschettieri, che vedeva un giovane Leonardo DiCaprio nel ruolo del Re Luigi XIV. E poi I tre moschettieri, la versione ipercinetica, girata da Paul W. S. Anderson con la sua musa Milla Jovovic nei panni di Milady. E anche la versione decadente e picaresca del nostro Giovanni Veronesi, in ben due film, Moschettieri del re – La penultima missione eTutti per 1 – 1 per tutti, con i moschettieri interpretati dai nostri migliori attori. Ora l’eredità di Dumas torna dov’era partita, dalla Francia. È una visione fedele ai vecchi film, almeno a come ce li ricordiamo: solo un po’ più viscerale, violenta, realistica. Una storia dove l’amore è protagonista. Ed è sicuramente un film spettacolare.

Il regista, Martin Bourboulon, ha spiegato di aver semplificato la trama per non confondere il pubblico. Se azione ed emozioni funzionano, oltre ad aver semplificato la trama, però, Bourboulon ha anche cambiato il finale, o almeno parecchi snodi di esso. Così, se in qualche modo questo secondo film dovrebbe aver portato a compimento la storia del romanzo di Dumas, il finale aperto apre le porte a un ulteriore sequel. Che, a questo punto, prenderebbe un’ulteriore nuova direzione spostandosi ulteriormente dal romanzo di Dumas. E allora dipende se si vuole stare al gioco e godersi lo spettacolo, o storcere il naso di fronte alle infedeltà rispetto al romanzo. La scelta sta a voi.

“Abbandonatevi al demonio” dice la Milady di Eva Green. Demonio sì, eppure, per stessa ammissione dell’attrice, Milady non è mai stata così umana come in questo film. Lo è ancora di più rispetto al romanzo, dove di fatto è un personaggio monodimensionale. E in qualche modo potremmo dire che questa Milady rientra in un nuovo modo di intendere i personaggi femminili. La sua storia sta tutta in quella scena in cui è agli arresti e si confida con Constance. “Gli uomini. Da che sono una donna le loro mani mi hanno presa, sporcata, tradita. Ma non mi daranno la morte. La mia vita è stata loro. La mia morte spetta a me”. Ancora una volta sono gli uomini. Pensateci quando vedrete questo film.

di Maurizio Ermisino

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

 

Ultime News

Ti potrebbero interessare Magazine Webtic