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Napoleon: The Rise And Fall Of Napoleone Bonaparte. Firma Ridley Scott, con Joaquin Phoenix

Napoleon: The Rise And Fall Of Napoleone Bonaparte. Firma Ridley Scott, con Joaquin Phoenix

Inizia con la salita al patibolo di Maria Antonietta, e con la sua testa bionda mozzata da una ghigliottina, Napoleon, il film di Ridley Scott con protagonista il premio Oscar Joaquin Phoenix nella parte dell’imperatore francese Napoleone Bonaparte, nelle sale italiane dal 23 novembre distribuito da Eagle Pictures. Tra la folla esaltata ed esaltante c’è anche lui, Napoleone Bonaparte, militare corso arrivato ai vertici dell’esercito francese, ma destinato a qualcosa di ancora più grande. È il 1793. Da quella prima immagine capiamo tante cose. Che il Napoleon di Ridley Scott sarà un film duro, cruento, come erano i tempi in cui è ambientato e come i quadri dell’epoca, che in alcune sequenze sembrano prendere vita, non riuscivano a raccontare completamente. Che sarà un film che ci metterà di fronte ad alcune svolte della storia. E, soprattutto, sarà un film che proverà a sondare il mistero di Napoleone, personaggio famosissimo eppure enigmatico e controverso. Il Napoleon di Ridley Scott è, pare banale dirlo, un kolossal d’altri tempi, un grande affresco storico, con grandi attori e sequenze spettacolari.

The Rise And Fall Of Napoleon Bonaparte
Napoleon racconta l’epica ascesa e caduta dell’imperatore francese Napoleone Bonaparte, interpretato dal premio Oscar Joaquin Phoenix e diretto dal leggendario regista Ridley Scott. Il film ripercorre l’inarrestabile scalata al potere di Bonaparte attraverso la burrascosa relazione con il suo unico vero amore, Giuseppina di Beauharnais, mostrando le visionarie strategie politiche e militari del grande condottiero in alcune delle scene di battaglia più realistiche e spettacolari mai realizzate.

Ridley Scott nel segno (e nel sogno) di Stanley Kubrick
Girare un film su Napoleone era il grande sogno mai realizzato di Stanley Kubrick. Ed è anche nel nome del grande Maestro, senza voler ovviamente fare paragoni, che Ridley Scott ha dato vita a questo progetto. Il suo desiderio era proprio quello di riprendere in mano quell’idea dove Kubrick si era fermato. E allora il film di Ridley Scott parte da alcuni tratti che erano propri del Barry Lindon di Kubrick: dipinti d’epoca che sembrano prendere vita, ed esplodere in quella brutalità e quel movimento che un quadro per sua natura non può avere. Di quel capolavoro di Kubrick, talvolta, Scott prende anche l’idea di usare, o almeno questo è l’effetto, la luce naturale per l’illuminazione di alcune scene, vedi le candele per gli interni nel teatro dove, per la prima volta, Napoleone incontra Giuseppina. Ma anche Scott con il suo primo film, I Duellanti, parlava di Napoleone, anche se Napoleone non c’era.

Quadri antichi che prendono vita e ti avvolgono
E così quei quadri antichi prendono vita, ti risucchiano dentro e ti avvolgono. Merito anche di un’affascinante fotografia (di Darius Wolski) fumosa, polverosa, che sa di quella carta ingiallita di certe foto e carte d’epoca. Quelle di Ridley Scott sono immagini che colpiscono. Come quei fuochi e quelle esplosioni che squarciano il buio della notte. Colpiscono alcune scene sanguinose, come quel cavallo squarciato da una palla di cannone. È quasi una regola non scritta che il film storico, in costume, abbia una sua eleganza, una staticità, come se si dovesse leggere un libro di storia. Ma il Napoleon di Ridley Scott invece vive della crudeltà di quei tempi che, in una storia fatta soprattutto di nozioni, a noi non era mai davvero arrivata.

Joaquin Phoenix, un Napoleone imperturbabile
Al centro di un universo in continuo movimento c’è lui, spesso fermo, come il sole intorno a cui tutti ruotano. È colui che fa muovere le cose, l’uomo che volle farsi re, il condottiero che si fece imperatore, come Giulio Cesare, non a caso uno dei modelli di Napoleone. Joaquin Phoenix impersona Bonaparte con quegli inconfondibili occhi a mezz’asta, le profonde occhiaie. Ha quel particolare tratto delle labbra, che è tipico del suo volto, che nel personaggio di Napoleone sembra quasi un ghigno di sdegno, di superiorità verso il resto del mondo. E quell’espressione quasi impassibile, imperturbabile, che non lascia trasparire nulla, mentre dentro quella testa sai che si sta agitando un mondo.

Vanessa Kirby è Giuseppina, ghiaccio e saette
Se si sta agitando un mondo è per via delle sue idee, la sua sete di conquista. E anche per le pene d’amore. Napoleon è la storia di un uomo che ha conquistato il mondo ma è in balia di una donna, Giuseppina Bonaparte, da cui è completamente dipendente. Che sia in Egitto, che sia in Russia a combattere, il suo pensiero va a lei. Vanessa Kirby, nel ruolo di Giuseppina, entra in scena con i capelli castani, corti, che oggi ci sembrano un anacronistico taglio punk ma che erano l’effetto dei mesi passati in galera. Il trucco pesante, la profonda scollatura, fanno di Giuseppina una donna immediatamente sensuale, di una bellezza sfrontata, come è il suo carattere. Come quegli occhi blu ghiaccio, che un attimo sono freddi e un attimo sembrano mandare saette. Un ghiaccio che si scioglie in lacrime, dopo l’ira di Napoleone. Per tornare, poco dopo, ad essere uno sguardo dominante.

Napoleone e le fake news
L’immagine dei quadri d’epoca, la struttura del romanzo epistolare, con la voce narrante che legge delle lettere, la patina della fotografia fanno di Napoleon un film che sembra un classico uscito da altri tempi. Eppure ha un messaggio anche molto moderno. Pensiamo alla scena in cui Napoleone e i suoi mettono in atto un colpo di stato, destituendo gli attuali organi di rappresentanza e di governo. C’è ovviamente una controreazione di chi è stato destituito, ma Napoleone, uscendo e rivolgendosi ai militari, dice che è stato aggredito, e quello è stato un attentato alla libertà. È qualcosa che anticipa le fake news e la manipolazione dei media e della politica di oggi. Un motivo in più per vedere un film che, pensato per essere un’opera molto più lunga (dopo le sale uscirà su Apple Tv+) e che è stata ridotta per il cinema, a momenti dà l’idea di andare veloce, di sorvolare su alcune cose. Ma è un’opera che, finita la visione, resta impressa a lungo. Abbiamo ancora negli occhi quell’uomo, alla guida di un esercito, che dà il segnale e si tappa le orecchie per non sentire il frastuono dei cannoni.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

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