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Black Panther: Wakanda Forever. L’universo Marvel è al femminile

All’inizio di Black Panther: Wakanda Forever, la scritta che è solita introdurre i film del Marvel Cinematic Universe, stavolta è diversa dal solito. Non c’è musica, e le immagini scorrono in totale silenzio. E non ci sono le foto di tutti i personaggi, ma solo di uno. È Chadwick Boseman, l’attore che ha dato il volto e il corpo a Black Panther, e che è prematuramente scomparso per una malattia nel 2020. Andare a vedere il nuovo Black Panther: Wakanda Forever, al cinema dal 9 novembre, vuol dire prima di tutto fare i conti con la scomparsa di un attore molto amato, piangere per la scomparsa dell’eroe, tributare a lui il degno omaggio. Per questo, e non solo, il nuovo film Marvel è molto diverso dagli altri. È molto più emotivo, molto meno ironico, e porta con sé un senso di pietas e di morte come mai avevamo visto in un cinecomic. Ma è anche un colossale e spettacolare prodotto di intrattenimento, tonitruante e magniloquente. È la Marvel, bellezza.

Nella storia di Black Panther: Wakanda Forever, la Regina Ramonda (Angela Bassett), Shuri (Letitia Wright), M’Baku (Winston Duke), Okoye (Danai Gurira) e le Dora Milaje (tra cui Florence Kasumba) lottano per proteggere la loro nazione dalle invadenti potenze mondiali dopo la morte di Re T’Challa, alias Black Panther (Chadwick Boseman). Mentre gli abitanti del Wakanda cercano di comprendere il prossimo capitolo della loro storia, gli eroi devono riunirsi con l’aiuto di War Dog Nakia (Lupita Nyong’o) e di Everett Ross (Martin Freeman) e forgiare un nuovo percorso per il regno del Wakanda. Mentre tutto il mondo sembra bramare sempre di più il vibranio, la preziosa risorsa di Wakanda, la Regina Ramonda riceve la visita di Namor (Tenoch Huerta), re di Talokan. Sarà un alleato o un nemico?

Black Panther: Wakanda Forever ci immerge nuovamente nel mondo di Wakanda, il mondo di Black Panther che, in occasione del primo film e delle opere sugli Avengers, si è integrato alla perfezione nella saga del Marvel Cinematic Universe. È un mondo che funziona molto bene anche nei film stand alone di Black Panther. È un mondo credibile, che pare davvero reale, e allo stesso tempo è qualcosa che viaggia verso l’utopia. Sì, perché Wakanda è il sogno di un’Africa libera, evoluta, non corrotta. Un’Africa che ha le risorse e non ne viene derubata, che domina il progresso tecnologico. Wakanda è un’Africa orgogliosa e non sottomessa, e un popolo che non è costretto ad andarsene o a snaturare la propria identità. È qualcosa che, davvero, un giorno, vorremmo diventasse realtà. Sono in molti a vederla così, e una delle ragioni del successo di Black Panther potrebbe essere proprio questa.

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Come dicevamo, Black Panther: Wakanda Forever è un classico film Marvel: spettacolare, denso, articolato, ricco d’azione, lunghissimo. Ma, d’altro canto, è un film particolare e diverso dagli altri. La scomparsa di Chadwick Boseman ha ovviamente portato a una riscrittura del progetto iniziale. Era già capitato, nell’Universo Marvel, che grandi eroi fossero morti sul grande schermo, e sappiamo quanto è stato doloroso. Ma stavolta è diverso. Stavolta è l’attore e non il personaggio ad essere venuto a mancare. E la cosa ha un senso di ineluttabilità e di amarezza senza precedenti. E, al di là della commozione che arriva, soprattutto nelle prime battute e nella scena post credit, questo rende singolare un film in cui, per tutta la durata, l’eroe è assente. E, allo stesso tempo presente, come Rebecca – La prima moglie di Hitchcock. Black Panther in qualche modo tornerà, nel finale, e sarà una vera sorpresa. Che non vi vogliamo svelare.

E questa scelta se ne porta dietro altre. Perché, senza il protagonista principale, Black Panther: Wakanda Forever diventa un film corale, forse il più corale del Marvel Cinematic Universe, se escludiamo ovviamente i film degli Avengers. È un film corale per la natura dei personaggi di Wakanda, ma soprattutto perché i personaggi riflettono sul vuoto lasciato dall’eroe, e moltiplicano le forze per farlo. In particolare, è interessante che, a reggere le sorti di Wakanda siano soprattutto le donne. Donne lasciate da sole, per vari motivi, dagli uomini. Donne che sono in grado di prendere in mano il loro destino e difendersi da sole. E di essere quello che sono, di seguire le proprie inclinazioni, di scegliere il proprio look e il loro posto nel mondo. Ed è un elemento molto attuale e originale.

Certo, non tutto è riuscito in un film che è eccessivamente lungo (due ore e quaranta minuti) e che, da un lato porta alla luce troppe storie e troppi spunti, mentre dall’altro perde troppo tempo per arrivare al dunque. La parte centrale risulta troppo pesante, lunga, mentre l’inizio e il finale funzionano. È anche un film carico di riferimenti, che vanno da James Bond ad Iron Man, da Atlantide all’Odissea, e che vi lasciamo scoprire da soli. Così come vi lasciamo scoprire la bellezza e la bravura di alcune grandi attrici. Tra cui spiccano Angela Bassett, la Regina di Wakanda, di cui ci eravamo innamorati quasi 30 anni fa in Strange Days, e ancora oggi ha un carisma e una bellezza impareggiabili. Accanto a lei, in quello che è un grande cast, brilla Letitia Wright, nel ruolo di Shuri, sorella di Re T’Challa, una bellezza insolita, particolare, fragile in apparenza e forte nell’animo, una vera sorpresa. Sì, nel nuovo film di Black Panther il Marvel Cinematic Universe è al femminile.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

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