Statistiche accessi

Raymond & Ray: Ethan Hawke e Ewan McGregor, svariati matrimoni e un funerale

Ethan Hawke e Ewan McGregor, i protagonisti di Raymond & Ray, il film di Rodrigo Garcia presentato alla Festa del Cinema di Roma e in streaming su Apple Tv + dal 21 ottobre, sono stati due attori simbolo degli anni Novanta. Due vere e proprie icone, due immagini completamente differenti della Generazione X. Hawke è stato e sarà sempre per tutti il Jesse di Prima dell’Alba (e dei film che sono seguiti), il giovane idealista in viaggio in Europa, che si sarebbe innamorato e sarebbe diventato uno scrittore. McGregor è stato e sarà sempre Mark Renton, il protagonista di Trainspotting, eroinomane e ladruncolo disperato che, alla fine, sarebbe almeno rimasto vivo. Avevamo fatto la conoscenza con Ewan in una corsa a perdifiato per le vie di Edimburgo, e con Ethan placido su un treno in viaggio verso Vienna. Ora li ritroviamo, insieme, in macchina, in viaggio verso New Orleans. Sono, appunto, Raymond (Ewan Mc Gregor) e Ray (Ethan Hawke), fratelli cresciuti con un padre inaffidabile che li ha abbandonati presto e che non vedono o sentono da anni. Ora è venuto a mancare, e come da sua volontà, sono chiamati al suo funerale.

Parlare di Raymond & Ray vuol dire parlare soprattutto di loro, per la prima volta insieme sullo schermo, e dei loro primi ruoli, quelli che li hanno fissati nella nostra memoria. Sì, i due attori ci hanno dimostrato di saper fare di tutto, eppure sono rimasti nel nostro immaginario con quei personaggi. Ed è interessante vedere come Rodrigo Garcia li utilizzi in qualche modo contro ruolo. Ewan McGregor è Raymond, il fratello più abitudinario e tranquillo: è quello che non rischia mai, che si stira le camicie, che vuole avere tutta la vita organizzata e pianificata. Questo suo modo di essere, ci spiega, gli è costato due matrimoni. Ethan Hawke è Ray, ex musicista jazz, ex eroinomane, uno che una camicia non ci pensa nemmeno a stirarla, uno che è stropicciato nell’anima. Anche lui non ha più l’amata moglie, che è morta. In qualche modo i due attori si scambiano i ruoli, ci spiazzano, ci colpiscono. E, con la loro umanità, ci tirano immediatamente dentro il film.

Raymond e Ray sono due uomini senza donne e allo stesso tempo due figli senza padre. Sì, possiamo dire di conoscerli bene alla fine del film. Ed è merito di una sceneggiatura eccezionale, che, in pochi tratteggi, con dei dialoghi naturali e mai forzati, riesce a raccontarci le backstory dei due protagonisti alla perfezione, a evocare tutto il loro mondo. È la classica storia di un padre arido, freddo, egoista, il tipico padre che non ha mai amato i figli (un esempio recente, dello scorso anno, è il bellissimo Falling di e con Viggo Mortensen). Ma qui la storia è raccontata in modo nuovo e allo stesso tempo classico.

Sì, perché tutto il racconto è velato di una sottile ironia, che alleggerisce per tutto il film la situazione drammatica, una sorta di humour nero, per quanto riguarda le situazioni, e di risate a denti stretti per quel che riguarda i dialoghi. La storia di un uomo che non sapeva fare il padre, ma disseminava l’America di figli, in fondo, è allo stesso tempo drammatica e grottesca e, nell’ambito di una situazione limite come quella di un funerale, tutto questo si accentua.

Se, da un lato, l’ironia stempera tutto, dall’altro l’interpretazione di Ewan McGregor e Ethan Hawke rimane ancorata alla realtà, realistica, sottotono, e ci tiene continuamente dentro al film. La combinazione di questi due elementi rende tutto allo stesso tempo leggero ed estremamente credibile. Siamo tirati dentro la storia, e la viviamo insieme ai protagonisti. E anche tutti le svolte narrative, anche quelle paradossali, se da un lato ci stupiscono e ci divertono, dall’altro ci sembrano tutto sommato normali.

In questo viaggio che, allo stesso tempo, è nel loro passato e nel loro futuro, i due uomini senza donne due donne le incontrano. Una è la persona che ospitava il padre, Lucia Delgado, l’altra è un’infermiera che lo ha curato negli ultimi anni, Kiera. A interpretarle sono due attrici forse sottovalutate. Lucia è Maribel Verdù, lanciata da Alfonso Cuaron, che qui figura tra i produttori, con il suo Y tu mamà también, e vent’anni dopo è ancora intensa, sexy, bellissima. Kiera è Sophie Okonedo, vista per la prima volta in Hotel Rwanda, un volto interessante, fiero, magnetico, e poco sfruttato dal cinema.

Raymond & Ray è un film che sembra scivolare tranquillo (c’è chi ha scritto che sembra un film del 1986, per la sua messinscena molto semplice), e dove invece man mano succede di tutto, anche le cose più assurde, con la massima naturalezza. Fa sorridere con quei volti che ben conosciamo, ma anche con gli oggetti: quella bara, quella tromba, quella pistola. Per portarci verso quello che non è certo un lieto fine, ma piuttosto un quieto fine. Per i due fratelli, come potere immaginare, vorrà dire ritrovare il loro rapporto, accettare quello che è stato per loro il padre. E anche trovare dei nuovi lati di se stessi, ripartire con la propria vita. Se, come avrete capito, amiamo entrambi gli attori protagonisti, lasciateci però ribadire quanto è diventato bravo (lo era già a vent’anni, certo) Ethan Hawke. Guardate, in particolare, due scene. La prima è quando, a quel concerto jazz, tira fuori quella tromba e ha l’occasione di suonare dopo tanto tempo, insieme alla band che sta suonando: guardate la sua espressione mentre esita, incerto, aspettando il momento giusto di entrare nel pezzo. E poi, al mattino dopo, quando incontra il fratello, scopre cos’è successo durante la notte, e scoppia, in una fragorosa, liberatoria, risata. E allora capisci che certi attori sono bravi, affascinanti, sempre in parte. Ma che c’è qualcosa di più. Che vuoi loro bene, davvero, come a dei tuoi amici.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ultime News

Ti potrebbero interessare Magazine Webtic